Dadaismo

Storia dell'arte italiana, pittura, scultura, architettura in Italia...

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, intellettuali ed artisti da tutta Europa si rifugiano in Svizzera, Paese neutrale. Alcuni di loro condividono la critica nei confronti dell'arte accademica, e intendono negare la validità delle forme artistiche del passato.

Fondano a Zurigo il Cabaret Voltane, dedicato al grande illuminista francese che credette nei valori della ragione dell'uomo; valori che in quegli anni appaiono travolti da un'ondata di irrazionalità. I concetti di patria, civiltà e onore sono, agli occhi dei giovani del Voltaire, parole vuote e retoriche.

Spinti dal disgusto verso il potere politico ed economico dominante, tentano, mediante l'arte scenica del cabaret, di metterne a nudo la vacuità. Utilizzano le tecniche più diverse: la performance, l'assemblaggio di oggetti, il fotomontaggio. Ispiratori e principali artefici del movimento dadaista sono il poeta romeno Tristan Tzara (1896-1963), l'architetto, anch'egli romeno, Marcel Janco (1895-1984), l'imprenditore teatrale e poeta tedesco Rugo Bali (1886-1927), lo scultore francese HansArp (1887-1966).

Negli stessi anni, un gruppo dadaista sorge anche a New York, su sollecitazione dello statunitense di origine russa Man Ray (1890-1977) e dei francesi Francis Picabia (1879-1953) e Marcel Duchamp. Il movimento si oppone alla civiltà attuale in tutti i suoi aspetti e si prefigge di distruggerne i valori per ricostruirli in modo radicalmente diverso.

Procede, quindi, alla demolizione di tutte le forme d'espressione tradizionale, compresa quella verbale: Dada, nome trovato per caso, significa semplicemente sì (da, in russo). Dada si oppone alla poesia, all'arte, a tutto ciò che è comunemente considerato bello ed eterno, utilizzando i toni dissacratori di chi vuole provocare: "L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta", scrive Tzara nel Manifesto Dada del 1918.

Scopo dell'arte dadaista è dunque quello di causare un forte effetto di sorpresa e di disappunto nello spettatore, per farlo riflettere sulle convenzioni da lui accettate.

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