Luigi Vanvitelli

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Architetto... Mi consente di rivolgerle alcune domande?
Comincia pure.
Sono appena tornato da una visita alla reggia di Caserta, uno dei suoi capolavori. Vorrei che raccontasse la storia di questa realizzazione.
Ah, senza volerlo mi dai una grande afflizione. Hai visto com'è tenuto quello splendido palazzo con il suo meraviglioso parco? Uno strazio. Sorvoliamo...
Sorvoliamo fino a un certo punto. Mi sembra proprio che oggi in Italia quelli che voi definite "i beni culturali" siano piuttosto mal custoditi... In ogni modo, eccoti la storia in breve. Fui chiamato nel 1751, a Napoli, da Carlo III di Borbone...

A proposito: che eccellente sovrano!
Che gran signore! Mi affidò la realizzazione in Caserta della nuova reggia, un palazzo che doveva anche essere la sede della gestione centralizzata dello Stato. Cominciammo la costruzione l'anno dopo: avevo previsto uno schema d'impianto rettangolare suddiviso, da due assi perpendicolari, in quattro cortili. Lo schema doveva raccordarsi alla strada proveniente da Napoli, per mezzo di una piazza ellittica, che però non realizzammo, e rivolgersi sul retro verso un vasto parco arricchito da molte fontane per la cui alimentazione fu creato l'acquedotto detto Carolino, appunto dal nome di Carlo III... È inutile dirti perché già lo sai, o dovresti saperlo, che nel progetto mi ispirai alla reggia di Versailles nei pressi di Parigi... Dopo il palazzo di Caserta feci molti altri lavori a Napoli, su incarico di privati e anche su commissione pubblica...

Per esempio?...
Ti citerò i più importanti: la facciata del palazzo Calabritto, appartenente a una delle famiglie aristocratiche più antiche della città; la caserma al ponte della Maddalena; la chiesa della Santissima Annunziata... Sempre a Napoli mi occupai anche di altri incarichi, come si usava in quei tempi. Nel 1768 curai gli apparati scenografici per le nozze di Sua Maestà Ferdinando IV e nel 1772 quelli per la nascita del suo primo rampollo...


Torniamo indietro e parliamo della sua formazione d'artista.
Certo. Forse saprai che appartengo a una famiglia di artisti.
Già, suo padre era un noto vedutista. Si chiamava Gaspard van Wittel. Fu lui a educarmi per primo, a guidare inizialmente i miei passi di disegnatore di figura e quadratura... Nel 1726 curai a Roma le scenografie del teatro Cala scenografica veduta del parco della Reggia di Caserta pranica, e in quel tempo incontrai Filippo Juvara, altro eccellente architetto. Fino all'anno prima, il mio era stato un lavoro soprattutto di pittore e di scenografo. I miei primi protettori erano stati gli Albani, a partire dal cardinale Annibaie, personaggio di primo piano della corte del papa. Nel 1726 fui nominato architetto della Fabbrica di San Pietro. Cominciai allora a studiare con più attenzione le architetture antiche, oltre alle opere di Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini e Borromini... Non voglio annoiarti con il racconto per filo e per segno degli incarichi che si succedevano a ritmi incalzanti, dei miei viaggi, delle intere giornate che passavo nei cantieri a discutere con le maestranze... Ti dirò soltanto che amavo molto il mio lavoro, non solo perché quell'attività mi dava occasione di esprimere il gusto e la cultura di cui ero dotato, ma anche perché ero a continuo contatto con principi, cardinali e molti altri personaggi di riguardo. Fu così che diventai rinomato anche fuori dello stato pontificio ed ottenni l'incarico della reggia di Caserta da Carlo III. Ma di questo abbiamo già detto. Sì, ne abbiamo parlato all'inizio dell'intervista.

Un'altra domanda. Le piacerebbe oggi rimettersi al lavoro?
Magari aprendo uno studio con tanti colleghi, come usano gli architetti moderni?

Perché no?
Chissà... Mi fai una domanda un po' assurda. Ho vissuto molto a lungo per la mia epoca, quando la maggior parte della gente moriva ancora giovane: pensa, sono vissuto 73 anni... Sono cambiati i tempi, le tecniche, il pubblico, o, come voi dite, il mercato... Temo che a Roma e Napoli oggi rimarrei disoccupato e dovrei guadagnarmi il pane altrove. No, a pensarci, proprio non ci starei. Meglio l'eterno riposo. Ognuno vive e lavora per il tempo che la Provvidenza gli ha concesso.

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