Caravaggio
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Caravaggio, sommo pittore lombardo...
Grazie mille del
"sommo". Però vorrei ricordarti che Caravaggio è il mio nome d'arte. Già il tuo
vero nome è... Merisi Michelangelo, nato a Bergamo nel 1573. Se non sbaglio,
cominciasti piuttosto presto... Come tanti altri che mi hanno preceduto. Entrai
a 14 anni a bottega.
Da chi?
Da un tal Simone Peterzano. S'impegnò a tenermi
con sé per quattro anni perché imparassi quella che voi chiamate arte e che ai
miei tempi si definiva invece un mestiere. Poi avesti un periodo non proprio
tranquillo... Si è parlato di un omicidio commesso a Milano, di un anno di
carcere, di una situazione molto difficile della tua famiglia... Insomma un bel
po' di peripezie: per cui dovesti trasferirti a Roma...
Non parlo volentieri
di quegli anni, credi a me.
E nel 1593...
Mi misi al servizio del cavalier d'Arpino,
che m'impiegò a eseguire quadri di fiori... Quelle tele piacquero tanto che
alcune vennero sequestrate al cavaliere e regalate da papa Paolo V al cardinale
Borghese. Mi dicono che due di esse siano tuttora esposte alla Galleria Borghese
di Roma... In effetti erano lavori fatti proprio bene... Quanto ho dipinto in
quegli anni! fanciullo che monda una pera, il Becchino malato, il Bacco, la
Canestra... Era un lavoro febbrile, quasi da invasato. Il mio sforzo era di
tradurre nei segni e nel colore la realtà della natura, vedendo quest'ultima con
l'occhio dello scienziato; anche perché in quei tempi la scienza appassionava e
incuriosiva la gente... Ma al di là della mia attenzione per il dato
naturalistico, c'era qualcosa d'altro che volevo esprimere con il pennello, la
tela e la tavolozza dei colori. Ma non chiedermi che cosa, con precisione,
volessi esprimere... Forse anche tu sai che nell'arte c'è del mistero e che
mistero!
Verso gli ultimi anni del '500 i tuoi interessi si allargarono alla
tematica religiosa.
Sì, successe anche questo, e per me fu una
fortuna perché aumentò il numero dei committenti, mi affidavano sempre più
lavoro. Nel 1600 mi incaricarono di dipingere due tele per la cappella Cerasi
della chiesa di S. Maria del Popolo: la Crocifissione di San Pietro e la Caduta
di San Paolo. Ti prego di guardare questa seconda tela: capirai molto del mio
stile,... quei colori... Quel modo di trattare la luce... Ogni volta che mi
capita di rivedere quest'opera, ho un soprassalto d'orgoglio...
Caravaggìo,
Bacchinò malato, o autoritratto come Bacco, Roma, Galleria Borghese
Il fatto
è che continuasti ad avere peripezie. Già, nel 1603 un certo Baglioni... Un vero
gaglioffo... Mi denunziò per un libello diffamatorio e mi fece affibbiare
qualche giorno di galera. Dopo altre noie con la giustizia, dovetti fuggire a
Genova, ma presto ritornai a Roma dove mi chiedevano altri lavori, mi affidavano
nuovi incarichi...
Sai qual era il mio problema? Quale?
Che dipingevo alla
maniera mia, curandomi poco di compiacere il gusto dei miei committenti, se mi
pareva il caso. Fu così che il mio quadro Morte della Vergine, dove rappresentai
una Madonna laida e gonfia, suscitò un vero scandalo fra i preti e i cardinali.
Eppure l'importanza di quel dipinto fu subito compresa dal grande pittore
fiammingo Rubens. Ma Rubens era uno che capiva, il linguaggio dell'arte,
invece i cardinali...!
Nella tua vita avesti grandi
riconoscimenti, come quando fosti insignito dell'ordine dei Cavalieri di
Malta... Già, fu nel 1608...Ma avesti anche alcuni processi, altri
imprigionamenti, e perfino pugnalate... Certo. Finché vissi pagai il prezzo del
mio genio e di una certa inclinazione alla follia. Fui quello che più tardi i
critici chiameranno un "pittore maledetto". La grandezza e la pazzia mi
accompagnarono sempre nel mio percorso terreno. Ero fatto così, e non mi chiesi
mai se fosse giusto o meno. Sono tra i grandi della pittura. Vissi soltanto 40
anni. Ma quei 40 anni li vissi intensamente, bruciandomi nei miei sogni
d'artista e nelle violenze. E tuttavia non mi pento di nulla, puoi credermi...
Di nulla...