Michelangelo Buonarroti
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Abbiamo per qualche minuto a disposizione Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore e architetto. Le biografie ci dicono che nacque a Caprese, non lontano da Arezzo, nel 1475. Ancora giovanissimo, manifestò notevole talento artistico, fino a indurre il padre Ludovico, appartenente a una antica famiglia fiorentina e già podestà di Chiusi e Caprese, a mettere da parte ogni opposizione e permettergli di entrare, appena tredicenne, nella bottega dei pittori Domenico e David Ghirlandaio, per un apprendistato della durata di tre anni. Attenzione, hai taciuto un particolare importante: non hai detto che a 13 anni ero già di casa alla corte di Lorenzo il Magnifico, duca di Firenze.
Che cos'era per te Lorenzo?
Un amico e un
protettore. E quale amico, quale protettore!
Come lo ricordi?
Come un uomo eccezionale. Aveva la
politica nel sangue: era capace di straordinarie intuizioni. Ma non aveva del
tutto dimenticato le sue inclinazioni giovanili che lo predisponevano agli studi
e alle arti. Morì che io avevo appena 17 anni, e ricordo come tutti lo piansero.
Dopo la sua scomparsa mi trasferii a Roma, dove a 23 anni scolpii il gruppo
marmoreo della Pietà, che forse hai visto in San Pietro a Roma. Questo lavoro mi
rese celebre e... ehm... perché non dirlo? ricco. D'altra parte, credo di aver
sempre fatto buon uso delle grazie che il Signore, attraverso l'arte, mi
mandava. Feci sempre abbondanti opere di carità a beneficio dei poveri.
Hai sempre detto di preferire la scultura alla pittura. È
vero?
In qualche modo, sì: quell'opinione espressa riflette davvero
il mio pensiero. Ho sempre amato rappresentare la figura umana in tutta la sua
plasticità, come soltanto la scultura consente. E difatti, tornato a Firenze,
ricavai gran soddisfazione realizzando la gigantesca statua del David di cui
puoi osservare la copia davanti al palazzo Pitti. La mia fama cominciò a
crescere di giorno in giorno. Principi e cardinali ormai facevano a gara
nell'offrirmi lavoro. Nel 1505 papa Giulio II mi richiamò a Roma, e fu allora
che cominciò il periodo più importante della mia vita.
Che lavoro
ti affidò il papa?
Gli affreschi della volta della Cappella
Sistina. Che lavoro magnifico, ma anche che lavoro tremendo! Fui occupato
quattro anni e mezzo, steso bocconi su un tavolato sospeso, con gli occhi sempre
rivolti al soffitto...! Non avrei voluto Un Autoritratto di Michelangelo
conservato nei Musei Capitolini di Roma accettare quell'incarico, ma sua Santità
insistevatalmente!
Che cosa rappresentavano gli
affreschi?
In grandi riquadri, erano dipinti episodi dell'Antico
Testamento, culminanti nella parte di fondo con la visione grandiosa e
terrificante del Giudizio Universale. Quand'ebbi finito, l'opera suscitò lo
stupore e l'ammirazione di tutta la curia romana e in seguito dell'intero mondo
cristiano. Tutt'oggi, mi pare, i miei affreschi continuano ad essere
un'attrazione per chi viene in visita al Vaticano. Anzi ho saputo che sono stati
restaurati a spese del Giappone. Ti assicuro che quando l'ho saputo, a mia volta
ne sono rimasto meravigliatissimo... I giapponesi! La carriera vera e propria la
facesti però più tardi, sotto papa Paolo III. "Carriera": che bizzarra parola!
In realtà Paolo III mi nominò "pittore, scultore e architetto ufficiale del
Vaticano", lo mi diedi da fare, sai: dimostrai che architetto fossi progettando
e facendo costruire la cupola di San Pietro. Pensa, dopo che ebbi portato a
termine il lavoro, il papa, per evitare che passassi al servizio di altri, mi
concesse un vitalizio annuo di milleduecento corone.
Una somma, allora, più che rispettabile!
Fra le tante
soddisfazioni che hai avuto, ti sarà capitata anche qualche amarezza... o no?
Eccome. Il mio periodo peggiore fu a Roma, sotto il successore di Giulio II,
Leone X. Nonostante che fosse figlio di Lorenzo de' Medici e mi conoscesse fin
dalla giovinezza, aveva terribilmente in uggia il mio carattere... come dire?...
"difficile". Sapevo che il suo beniamino non ero io, bensì il mio giovane
collega Raffaello, di temperamento ben più accomodante. Bene, non puoi avere
idea di quanto quell'artista così caro al, pontefice mi facesse ombra!...