Vincent van Gogh
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Vincent, forse non sai che oggi i tuoi quadri quasi non hanno prezzo e che alcuni sono contesi nelle aste pubbliche a colpi di miliardi?... Non dirmelo.Vissi povero e morii infermo e infelice. Avrei preferito che almeno qualche briciola della fortuna che è arrisa alla mia arte dopo che sono morto mi fosse toccata in vita. Ma indietro non si torna: che legge crudele! Vorrei cominciare quest'intervista parlando delle persone che più hanno contato nella tua vita... Quella tua esistenza dura e tormentata, che cominciò in Olanda, a GrootZundert dove nascesti nel 1853. Quelli che furono più importanti per me?... Guarda, faccio presto a dirtelo. Il primo fu mio padre, un pastore protestante, del quale pensavo di seguire l'esempio negli anni in cui studiavo teologia... Poi i miserabili minatori del Borinage cui predicai fra il 1878 e il 1880 e che ispirarono i miei primi disegni. Ancora: le donne che amai e da cui avrei voluto essere ricambiato, ma invano, e mi resero depresso e inappagato... Ma soprattutto il mio fratello Théo, che forse fu il solo a comprendere la mia infelicità e il mio sogno artistico e mi fu sempre vicino e generoso di aiuti, specialmente nei momenti più neri. Se non avessi avuto lui al mio fianco sarei stato davvero perduto!
E il tuo collega Gauguin?...
Ti prego, non parlarmi di lui. La nostra fu un'amicizia bella ma impossibile. Del resto anche la sua fu una vita drammatica, lo però stavo peggio perché il tarlo della malattia mentale mi rodeva dentro.
Conosci come finì il mio percorso terreno?
Mi suicidai a 37 anni ossessionato dai fantasmi che popolavano la mia mente. Parlami delle tue prime esperienze. Puoi leggerle su tutte le biografie che sono state scritte su di me. Molti anni fa ne hanno fatto anche un film... Lavorai da giovane in una ditta attiva nel mercato dell'arte: soggiornai anche a Londra e a Parigi. Dopo un'esperienza di apostolato evangelico a Isleworth e il lavoro in una libreria di Dordrecht, tentati senza fortuna di studiare teologia ad Amsterdam e frequentai una scuola di evangelizzatori a Bruxelles. Ti ho già accennato della mia attività di predicatore nel Borinage, ma presto capii che la attività verso cui ero più portato era quella della pittura... Studiavo il disegno e le tecniche di incisione. Scoprivo che i soggetti preferiti erano per me i momenti, le cose e le persone della vita quotidiana...
Naturalmente non arrivai subito allo stile che mi ha reso famoso: quelle pennellate vio lente e nervose, quelle grandi macchie di luce, il giallo di quei campi di grano, i campi 'azzurri' di quei cieli...
Oh, a quei risultati arrivai molti più tardi, dopo il 1885. In quell'anno, lasciata per sempre l'Olanda e la mia famiglia, intrapresi un lungo viaggio verso il sud, durato cinque anni, la cui prima tappa fu Anversa, dove mi iscrissi alla Scuola di Belle Arti. Furono importanti i due anni di soggiorno a Parigi, fra il 1886 e il 1888. In quel periodo vissi con mio fratello Théo ed entrai in rapporti con i più grandi pittori che allora lavoravano in quella città: Gauguin, Bernard, ToulouseLautrec, Seurat, Pissarro...
Entrai in contatto con l'esperienza dello stile impressionista...
Fu così che abbandonai le tematiche sociali fino allora preferite e mi dedicai a soggetti diversi, quali vedute di città, nature morte, fiori, ritratti... Approfondii inoltre il tema dell'autoritratto, e anche la mia tavolozza si venne schiarendo, i colori acquistarono toni caldi e violenti. Insomma era nato un altro Van Gogh. Un pittore destinato alla fama. Sì, ma anche all'infelicità completa, e la mia rovina cominciò con la convivenza con il mio amico Gauguin, ad Arles, fra il 1888 e il 1889. L'anno dopo, il gesto disperato, la tua decisione di "farla finita" per sempre...
Fu un torrido giorno di luglio, il 27, lo ricordo come fosse ieri.
Ma non chiedermi come e soprattutto non domandarmi il perché. Più ci penso, più m'interrogo, più credo che la spiegazione di quel gesto vada cercata lontano: prima, molto prima... Ma ora ti prego di non farmi altre domande. Non amo ricordare un passato che ancora mi brucia