Salvatore Capossela
Artista Contemporaneo Categoria
Pittura
Le Origini di Salvatore Capossela Per capire ed interpretare le opere di Capossela è importante conoscerne le origini, inquadrare il contesto sociale in cui sviluppa la sua pittura, e identificare i luoghi che ne influenzano la vita e la cultura. Per questo motivo iniziamo la sua biografia ricordando chi fosse Luigi Capossela padre e grande ispiratore di Salvatore. Luigi Capossela, di origini campane, divenne noto nell’entroterra avellinese soprattutto come riproduttore appassionato di dipinti storici e di raffigurazioni dei paesaggi tipici dell’Irpinia. Tra le numerose esposizioni che organizzò ne fece alcune, particolarmente interessanti e sentite, inerenti al terremoto avvenuto nel 1980, mettendo a confronto dipinti di uno stesso luogo che eseguì prima e dopo la tragedia. Benvoluto e rispettato per la sua umanità e dedizione mise, in più di un’ occasione, a disposizione della comunità del suo paese, Salza Irpina, le proprie capacità artistiche. Eseguì lavori di ristrutturazione nella chiese, apportando migliorie a statue ed immagini sacre che rappresentano ancora oggi parte del patrimonio religioso e culturale del paese. Tra tutte ricordiamo la statua raffigurante la Madonna delle Grazie che ogni anno viene portata in processione nel paese di Salza Irpina in occasione della festa celebrativa. Luigi Capossela vivendo la pittura con serenità e passione coinvolse il figlio Salvatore fin dall’infanzia, portandolo ad associare il dipingere ad uno stato di armonia interiore che permette di creare con naturalezza un collegamento tra istinto e manualità. Per Salvatore Capossela la pittura è introspezione, consente l’affiorare di emozioni e stati d’animo che producono energia. Essa tramite il colore viene espressa sulla tela creando il dipinto.. Salvatore Capossela e le sue tecniche Salvatore Capossela nacque il 27 ottobre 1967 nel quartiere del Vomero ( Napoli ), dopo pochi mesi la sua famiglia si stabilì a Trento, mantenendo però legami molto forti con la sua terra. Sin da bambino visse l’arte figurativa come un linguaggio, raccontando attraverso disegni ciò che succedeva nella sua quotidianità. Alla fine degli anni ’80 incominciò, a riprodurre i quadri di suo padre prima utilizzando pastelli e successivamente dipingendo ad olio. Questo periodo rappresentò una sorta di addestramento basato sulla realizzazione realistica dell’immagine, durante il quale potè studiare la realizzazione del quadro ed apprendere l’ applicazione del colore. La versatilità, che sarà una delle caratteristiche peculiare dell’ artista lo portò ad iniziare una ricerca attraverso la sperimentazione di nuove tecniche e nuovi stili, al fine di personalizzare i suoi lavori e creare un modo di dipingere originale ed innovativo. Fù così che nel 1994-1995 scoprì la pittura su vetro. Una tecnica elaborata e complessa la cui applicazione richiedeva lo studio del soggetto in quanto la realizzazione veniva fatta al contrario, ovvero dipinta sul retro ( dal punto di vista dell’osservatore ) del supporto stesso. L’opera era realizzata con le dita quindi senza l’ausilio di guanti, pennelli o altri oggetti. I dipinti acquistavano bellezza e pregio per la luminosità e la brillantezza che una superficie lucida, quale il vetro, creava. Acquistando familiarità con questa tecnica l’artista realizzò diverse opere dove riusciva a comporre cromaticità ardite e sfumature forti, accese vedi le nature morte, creando profondità ed elaborando espressioni intense e molteplici ai suoi personaggi. A causa dell’alta tossicità dei colori ad olio l’artista dovette abbandonare questa tecnica che rimane una delle più importanti nell’arte di Capossela. Essa rappresenta un punto di partenza per tutte le sue espressioni artistiche future. - Nel continuo lavoro di rinnovamento della propria opera l’artista approda ad altre soluzioni espressive.- Ritornò a dipingere su tela, quindi passando da un supporto particolarmente liscio (il vetro) ad uno molto materico e ruvido (la tela). Su questa differenza realizzò una linea pittorica che volle sottolineare questa mancanza dello stato fluido del vetro cercando nella fisicità e pastosità del colore il contrasto con l’unicità della tecnica precedente. Creando tridimensionalità, attraverso un’esagerazione della materia presente sulla tela, trovò un effetto di basso-rilievo. Realizzò successivamente una linea pittorica che consisteva nel riprodurre su tela le cromaticità realizzate su vetro. Apparivano così nei suoi dipinti cieli “ macchiati” di colori vivaci ed estemporanei, personaggi circondati da pennellate consapevoli, variopinte quasi volendo dare al soggetto un’ aura allegra e drammatica allo stesso tempo, piena di colori, carica di emozioni. Nacque poi il quadrettato, uno stile che volle creare nel dipinto un effetto cromatico prodotto dai contorni dipinti, ripresi più volte in una concentricità di linee in movimento verso un ipotetico punto centrale. Le esposizioni Capossela si cimentò in esposizioni fin dagli inizi in circoli culturali (1995) a Trento e nelle vetrine di alcuni negozi del centro (1996). Nel 1997 organizzò mostre importanti in Piazza Pasi (Trento) ed in Sala Majer (Pergine). Si susseguirono esposizioni ed eventi pubblici anche negli anni successivi. Il confrontarsi con la realtà espositiva gli diede nuovi stimoli e rappresentò una sfida per diversi aspetti. Una sfida verso se stesso nel cercare soluzioni pittoriche valide ed alternative e nel crearsi un proprio spazio in un contesto culturale non facile. Le difficoltà che Capossela trovò nell’interagire con quelli che erano i punti di riferimento riguardo l’arte a Trento, alimentarono la sua voglia di affermazione e rafforzarono la convinzione che la pittura è una passione e come tale non conformabile ad uno standard. E’ una fede , espressione intima che esula da convenzioni e stili predefiniti. Con umiltà e caparbietà nel credere in ciò che realizzava l’artista riuscì a trovare sbocchi diversi per farsi conoscere ed avere un riscontro diretto di pubblico. I soggetti di Capossela La sua ricerca interessò l’elaborazione della cromaticità del dipinto, studiò e lavorò per ampliare la gamma delle proprie tecniche pittoriche e identificò nei soggetti la sua arte, ritraendoli con il suo personale stile. L’autore dipinge paesaggi naturali montani, marittimi, nature morte, le città, personaggi, e animali ritraendoli con il suo personale stile. La sua pittura lasciava da parte il realismo, tecnica usata dal padre, e filtrava l’immagine, evidenziandone con il tratto libero ed istintivo, l’ingenuità e la naturalezza. Il ritrarre da anni la città nei suoi angoli più suggestivi, Piazza Duomo, Casa Rella e altri gli valse la nomea de “ Il pittore degli scorci di Trento”. L’artista dipinge le vedute della città – “ catturandola nelle sue svariate gradazioni di luci e colori che la rendono incredibilmente pittorica”. Evidenziando con le tinte calde e molto personali la spiritualità dei luoghi, degli angoli, delle vie. Ritraendo lo scenario della quotidianità trentina immerso in atmosfere intrise di poesia, spingendosi in alcuni casi al limite del fiabesco. Altre esperienze artistiche Raggiunta una sua maturazione Capossela si cimentò in esperienze nuove ed interessanti. Ebbe l’occasione di partecipare ad una puntata di Buona domenica dove presenta la sua tecnica di pittura su vetro. Elaborò poi diverse scenografie per spettacoli teatrali curati da Angelo Branduardi e da Fausto Bonfanti. Il lavorare a fianco di artisti, e di attori che vivono la recitazione come Capossela vive l’arte rappresentò un insegnamento umano ed artistico. Un’occasione di condivisione, esaltando la passione per l’arte intesa come forma di espressione di “alti pensieri”. Tecnicamente quest’esperienza diede all’artista l’opportunità di dipingere su superfici molto ampie, affrontando un nuovo tipo di difficoltà. Un particolare ringraziamento a Fausto Bonfanti che ha reso possibile quest’esperienza e che viene considerato dal Capossela come una delle persone più devote all’arte. Egli, tra l’altro, gli permise di far conoscere la sua pittura a molti personaggi del mondo della musica d’autore italiana. Nel marzo del 2000 inaugurò l’apertura del suo atelier, fortemente voluta dalla allora moglie che ha sempre creduto molto nell’arte di Capossela. L’esperienza pur rivelandosi faticosa ed impegnativa, risultò valida. La pittura dell’artista venne conosciuta e apprezzata non solo in Italia ma anche all’estero. L’atelier era un punto di riferimento per coloro ai quali interessava la sua arte, discuterne o confrontarsi con essa. Capossela ebbe l’occasione di conoscere personalmente e di dialogare a fondo con il proprio pubblico. Quest’esperienza durò fino al 2004 quando a causa di problemi familiari decise di chiudere l’attività. Dopo due anni di riflessione, nel 2007 ha ripreso a dipingere con nuova energia e consapevolezza. Il suo continuo cercare ed il mettersi alla prova hanno portato l’artista ad esporre quotidianamente nelle vie del centro storico. Per Capossela fare Arte Strada ogni giorno rappresenta un completamento del suo lavoro. Il contatto con la gente lo appaga, lo gratifica e rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione. Francesca Pisetta
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Olio su Tela
Dimensione: 40x50 cm
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Acrilico su Multistrato
Dimensione: 50x70x1 cm
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Pittura su Vetro
Dimensione: 50x40x1 cm
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Olio su Tavola
Dimensione: 40x30x1 cm
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Olio su Tavola
Dimensione: 60x80x1 cm
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- » Indirizzo: Spini di Gardolo
- » Regione: Trentino Alto Adige
- » Provincia: Trento - Citta: Trento
- » Numero di Telefono: 3472413964

