il Linguaggio del Disegno
Comunicare con l'arte...
Un foglio di carta, una matita, una penna o un carboncino, oppure
una lastra di pietra e un pezzo di gesso, una parete di roccia e una
scheggia di selce: il disegno nasce in tanti modi e occasioni. Nel
medioevo un giovane fiorentino dimostrò la sua abilità disegnando a
mano libera una circonferenza perfetta: e la leggendaria storia dell"0'
di Giotto, diventato poi grandissimo pittore.
Il disegno è prima di
tutto un modo di esprimersi, proprio come il linguaggio parlato e
scritto: sebbene in modo differente da questi, anch'esso rappresenta la
realtà, la natura, i pensieri. Le lingue sono tante, comprensibili solo
a chi le conosce; il disegno è una lingua universale che tutti possono
comprendere. Un albero disegnato centinaia di anni fa da un giapponese
è riconosciuto come tale da tutti gli uomini del mondo.
Che cos'è l'astrazione.
Il disegno è un linguaggio spontaneo ancorprima di essere artistico. I
bambini, infatti, incominciano a disegnare il più delle volte prima di
imparare a esprimersi correttamente con le parole e molto spesso prima
di apprendere la scrittura. Raffigurano il loro ambiente, storie reali
e fantastiche, gioie, paure. Con tecnica spontanea cercano di imitare
la realtà e senza saperlo, ricorrendo a tratti essenziali (un cerchio
per il volto, due puntini per gli occhi e altri semplici segni per
naso, bocca, braccia, gambe, tronco, dita), rivelano una grandissima
capacità di astrazione. Astrazione vuoi dire appunto 'togliere fuori',
ricavare i dati, gli spunti essenziali che caratterizzano una cosa, un
fatto, una figura o un insieme di cose, di fatti e di figure. Il
concetto di astrazione è.fondamentale e sempre presente nel disegno,
anche in quello non infantile. Infatti per rappresentare su una
superficie che ha solo due dimensioni qualcosa che in realtà ne ha tre
(ogni oggetto ha questa caratteristica) bisogna sempre togliere
qualcosa, in questo caso una dimensione. Si compie così un'astrazione,
che viene tradotta sulla superficie piana in un disegno reso in modo
convenzionale: per convenzione, per farsi capire da tutti si traccia
solo il contorno delle cose.
Il disegno magico.
Lo sconosciuto artista che disegnava ben 14 mila anni fa, alla fine
dell'ultima era glaciale, un bisonte sulla parete di roccia della
grotta di Altamira, in Spagna, compiva, ancora prima di un'azione, un
procedimento mentale di tipo astratto: riproduceva il bisonte che
desiderava catturare nelle sue linee di contorno con tratti sicuri e
decisi. All'origine del disegno, come di tante attività umane, sembra
ci sia una spiegazione magica: ad esempio, per quell'artista primitivo
disegnare il bisonte voleva dire anche 'catturarne' l'immagine,
propiziarsi, quasi rendersi 'amico' l'animale che pensava poi di
catturare realmente. Accanto a questo tipo di disegno magico,
propiziatorio, si sviluppò il disegno realizzato semplicemente per il
piacere di eseguirlo; un gruppo di renne raffigurate da ferme poteva
avere un senso uguale a quello della rappresentazione del bisonte, ma
un gruppo di renne riprodotte in corsa aveva un altro significato:
coglierne l'immagine in movimento indicava il piacere di cimentarsi con
un disegno impegnativo, difficile. Raffigurare un cacciatore ferito
aveva un altro significato ancora: fissare un ricordo, una storia di
caccia che si era conclusa amaramente. Il "disegno, quindi, poteva
anche essere prova di abilità tecnica, oppure cronaca, cioè storia di
un fatto. Non c'era ancora, infatti, la parola scritta per poter
annotare un episodio: gli unici mezzi per rendere partecipi di un fatto
anche gli altri erano il disegno e il discorso a voce. E il disegno
'parlava' anche quando non c'era chi l'aveva eseguito.
Gli ideogrammi.
Col passare del tempo questo strumento di comunicazione divenne anche
simbolo, segno di riconoscimento: la tribù (o il clan) dell'antilope,
per esempio, aveva come segno che la
distingueva dalle altre una maschera su cui era disegnata un'antilope e
così via. Furono proprio dei disegni semplificati al massimo, come gli
ideogrammi e i geroglifici, che divennero poi i primi 'segni' del
linguaggio scritto.
Tutte le scritture più antiche si basavano infatti su ideogrammi, cioè
su disegni e simboli: così la scrittura mesopotamica, 3000 anni prima
di Cristo, l'egiziana, la cinese. La scrittura cinese è tuttora una
scrittura di ideogrammi. Ma per fortuna il disegno non si è ridotto
alla scrittura, ma ha continuato la sua strada nel tempo: alla base di
ogni pittura, scultura, architettura, prodotto industriale e di tante
cose della vita di tutti i giorni, da un tappeto a un vestito, a un
frigorifero, c'è il disegno. Il fatto è più evidente nel caso della
pittura: l'artista-pittore delimita in genere i contorni degli oggetti
e le loro linee essenziali prima di colorarli. Ogni pittore (salvo
alcune eccezioni, specialmente nell'arte moderna) è prima di tutto un
disegnatore.
Contorni, volumi e macchie.
Esistono
tanti tipi di disegno, da quelli che restano come tali a quelli
preparatori per quadri (bozzetti, schizzi) e per i grandi affreschi. I
disegni per gli affreschi vengono eseguiti in genere con una polvere
rossastra e si chiamano 'sinopie', dal nome dell'antica città greca
(oggi in Turchia). D'epoca più antica è il disegno 'per contorno': la
linea traccia appunto il contorno esterno della figura in modo molto
netto ed è utilizzata inoltre per segnare i particolari interni. Ne
sono un esempio le pitture greche su vaso.
Al disegno cosiddetto
'per vofumi' si giunge in modo definitivo solo in epoca rinascimentale,
cioè tra il XV e il XVI secolo. Nella stessa epoca il disegno si
perfeziona moltissimo con la definizione delle regole.della
prospettiva, che permette di riprodurre gli oggetti secondo un'idea
abbastanza verosimile dello spazio e delle distanze. La prospettiva
poggia su solide basi matematiche. Inoltre nel disegno per volumi si
utilizza la tecnica del chiaroscuro che permette, annerendo alcune zone
del foglio con il colore sfumato, di rappresentare gli oggetti nelle
loro tre dimensioni. Nella tecnica dello sfumato si distinsero grandi
artisti: su tutti eccelse Leonardo. Successivo al disegno a chiaroscuro
è quello ottenuto per 'macchie', dove la forma degli oggetti è resa con
macchie più o meno scure che traducono la diversa intensità luminosa
degli oggetti. È una tecnica di disegno che risente di quella
coloristica della pittura; un esempio è dato dai disegni di Velàzquez.
Dal rinascimento in poi al disegno fu assegnato un valore come genere
di opera d'arte a sé stante, indipendentemente dalla successiva
realizzazione di altre opere. Così i disegni di Leonardo, Michelangelo,
Dùrer e di tanti altri artisti valgono per quello che sono (studi,
esperimenti, ricerche) e vengono considerati opere d'arte in sé
complete, importanti come un quadro o un affresco. Perché tuttavia
ancora oggi è meno quotato in genere un disegno che un dipinto a olio
anche se eseguiti dallo stesso artista? Il motivo è che per i prodotti
artistici valgono leggi di mercato analoghe a quelle che regolano ogni
prodotto di consumo: la legge della 'domanda' e dell' 'offerta' e poi
quella del valore in certo modo materiale e artigianale che ogni opera
contiene. Secondo queste regole un disegno vale meno di un quadro a
olio perché si considera che l'artista adoperi materiale di minor costo
e impieghi minor tempo che per eseguire una pittura.